Boschi e “Forestas”

Oggi parliamo di Boschi e “Forestas”

Come sapete c’è grande battaglia in Consiglio Regionale sull’articolo 4 comma 2 della legge per l’istituzione dell’Agenzia “Forestas”.

Qualche giorno fa, dopo l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni, i consiglieri del gruppo “Sovranità, Democrazia e Lavoro” Manca, Cherchi, Congiu, Unali, Desini e i consiglieri Gaia e Zanchetta dell’UPC non hanno votato l’articolo 4 della legge motivando la loro decisione sia in termini politici “una maggioranza che abdica ai suoi poteri legislativi” e tecnici perchè questa norma rischia di penalizzare i nostri imprenditori agricoli sulla riscossione dei premi della PAC.

Descriviamo l’orizzonte del nostro ragionamento: una moderna definizione giuridica del concetto di Bosco è stata avvertita in modo particolare dopo l’entrata in vigore della legge n. 431/1985 (legge Galasso), recante disposizioni in materia di tutela paesaggistica; a risolvere i dubbi interpretativi è intervenuto il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, recante disposizioni per l’orientamento e la modernizzazione del settore forestale, che, all’articolo 2, introduce nell’ordinamento giuridico norme in materia di definizione di bosco e di arboricoltura da legno.

L’articolo 2 del decreto legislativo n. 227/2001 a sua volta è stato modificato dall’articolo 26 della legge 4 aprile 2012 n. 35, recante disposizioni integrative sulla nozione di bosco.

Il legislatore, di fatto, anziché optare per una definizione univoca di bosco valida su tutto il territorio nazionale, ha preferito rinviare ad un successivo provvedimento delle singole regioni l’esatta individuazione del concetto giuridico di bosco.

La conseguenza più evidente è che in Italia ci sono definizioni diverse per indicare lo stesso bene giuridico (il bosco) anche se il legislatore statale ha introdotto nel testo del decreto legislativo n. 227/2001 alcune norme di salvaguardia, forse a scapito della chiarezza e dell’uniformità di trattamento, volte ad evitare troppe difformità di disciplina tra una regione e un’altra.

Varie regioni hanno legiferato; Lazio, Sicilia Piemonte Lombardia Toscana ecc. Mentre il Trentino ha optato a individuare un regolamento specifico.

Comunque sia le regioni si sono avvalse di questa possibilità per modificare i parametri previsti dal D.Lgl 227 ovvero la superficie minima di 2000 mq con una copertura, calcolata con la proiezione delle chiome al suolo, superiore al 20%. Rimane regolamentato, come confermato dall’orientamento giurisprudenziale della corte di cassazione penale, dal decreto legislativo n. 227/2001 l’ntervento delle Forze di polizia e dell’Autorità giudiziaria quando devono reprimere i reati commessi contro il bosco (per es. un incendio boschivo o un taglio abusivo) o gli illeciti perpetrati all’interno di aree boschive (per es. un abuso edilizio o la realizzazione di una strada non autorizzata), identificando il bene bosco seguendo i criteri definitori uniformi suggeriti dall’articolo 2, comma 6.

A conferma di ciò la definizione di bosco ai fini della tutela paesaggistica, della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi spetta solo allo Stato, che la esercita attraverso l’articolo 2, comma 6, del decreto legislativo n. 227/2001, mentre spetta alle Regioni stabilire eventualmente una diversa nozione di bosco per i territori di loro appartenenza, solo per fini attinenti alle competenze regionali, quali per esempio la gestione selvicolturale dei boschi, le utilizzazioni boschive, le attività relative all’arboricoltura.

E’ evidente da quanto esposto che il Consiglio Regionale ha perso un’occasione storica per modificare la norma e come previsto dal nostro gruppo introdurre un parametro che lasciasse inalterata la dimensione minima di 2000 mq ma con una copertura minima, per parlare di bosco, superiore al 40%.

Non si tratta di una questione ideologica ma della conoscenza della nostra realtà agricola e in particolare di quella zootecnica caratterizzata dall’allevamento brado su superfici, che su buona parte della nostra isola, sono classificate pascoli arborati.

Non vorremmo che questa mancanza di capacità legislativa e l’utilizzo di parametri lontani dalla nostra realtà possano portare ad una diminuzione dei premi comunitari e in particolare di quelli PAC nei prossimi anni.

 

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