Surigheddu e Mamuntanas

Vi descrivo la situazione che ho verificato sulle aziende di Surigheddu e Mamuntanas.

Dopo la mia breve nota troverete anche tutte le notizie storiche e di attualità, che ho recuperato, sulle aziende Surigheddu e Mamuntanas

Circa due mesi fa’ Pigliaru nel corso della conferenza stampa cui hanno preso parte gli assessori dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, e degli Enti locali, Cristiano Erriu, il rettore dell’Università di Sassari, Massimo Carpinelli, e i sindaci di Alghero e Sassari, Mario Bruno e Nicola Sanna Pigliaru, ha presentato l’avviso esplorativo pubblicato dalla Regione per verificare l’interesse di aziende regionali, nazionali e internazionali all’acquisto dell’area, che dovrà “ritrovare la sua vocazione agricola e agroalimentare, per produzioni di alta qualità in grado di farsi valere nei mercati”, ha detto Pigliaru.

Sono sempre stato un convinto fautore che la politica è anche verifica e controllo dei processi in atto per questo, conoscendo le lungaggini della regione (per Surigheddu e Mamuntanas, dal 1996, molte parole e pochi fatti) e per capire, se almeno questa volta, si partiva col piede giusto ovvero con una conoscenza dettagliata dello stato e delle situazioni venutesi a creare nei due compendi ho fatto una verifica sulle particelle catastali che individuano le due aziende.

Con molta meraviglia son venuto a scoprire che, con atti presumibilmente falsi, oltre 500 ettari sono stati dichiarati nella domanda unica (PAC) 2015 da due persone siciliane che di fatto percepiscono l’indennità in barba alla proprietà. (I dati sono facilmente verificabili a sistema)

Questo fatto, non marginale anche se recuperabile visto che lo sto portando a conoscenza, mette in risalto che la Regione Sardegna, nonostante abbia una struttura che verifica la situazione del patrimonio regionale, non è a conoscenza dei dati minimi delle proprietà e quindi non è in grado di verificare e gestire, di fatto, la reale situazione delle proprietà regionali.

E’ evidente che questa situazione, che può essere mutuata per moltissime altre situazioni, deve far riflettere perché a niente vale che la classe politica sbandieri progetti e nuove proposte se la macchina burocratica non si affianca all’azione dell’amministrazione.

Ho l’impressione che esiste e si sta sempre più ampliando il divario tra la politica che propone e vuol cambiare e una struttura burocratica regionale che non riesce a gestire e a dare tutte le informazioni in tempo reale e alla fine passano gli anni e le situazioni invece di migliorare peggiorano.
Piermario

P.S. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur,

tradotta letteralmente, mentre a Cagliari si discute, la proprietà viene espugnata

 

Qui di seguito una carrellata di articoli del passato che riguardano Surigheddu. E’ stato lodevole il lavoro fatto dall’Università in questi anni, ma Surigheddu è una azienda enorme, ha il potenziale di superfici a livello di Barilla, Sella & Mosca, ha il fattore climatico propizio per l’orticoltura, la fertilità e l’omogeneità per creare qualcosa di rilevante a livello nazionale e internazionale. Tornare ai fasti del passato. Invece ho anche saputo che ancora ci sono affitti dal passato, rendite, quindi ben venga l’ipotesi di venderla e creare nuova occupazione.  

http://www.sardegnaabbandonata.it/surigheddu/

La località nota come Surigheddu si trova tra Alghero e Olmedo ed è vasta centinaia di ettari, ma qui raccontiamo di un’area in particolare, quella che cento anni fa era il cuore di un progetto utopistico decisamente originale per la storia sarda. Siamo nel 1897. Per 100mila lire la signora Maria Lipke vende la tenuta di Surigheddu alla neonata Cooperativa Agricola Italiana. Sono circa 384 ettari. L’ente è nato con lo scopo di colonizzare, bonificare e coltivare le terre italiane lasciate incolte. Una legge recente permette di costruire delle borgate autonome che, se costituite da 50 o più persone, beneficiano di un’esenzione ventennale dalle imposte. Una legge che sarebbe stata utile qualche anno prima al sardo ma di origini genovesi Giovanni Battista Costa, marchese, deputato, nonchè ricco proprietario terrieri e primo proprietario di Surigheddu. A causa di un finanziamento non restituito il Costa – che pensava a uno sviluppo simile a quello che poi porterà avanti la Cooperativa Agricola Italiana – aveva perduto i terreni di Surigheddu che erano diventati di proprietà della banca svizzera della quale era azionista la Lipke. Dopo la prima guerra mondiale a Surigheddu arrivano i pastori albanesi, abilissimi nel fare il formaggio. Dopo la seconda guerra l’azienda arriva ad avere anche 600 persone impegnate tra i campi e l’allevamento. Come accadeva spesso anche in altre zone della Sardegna, l’azienda viene notata da un ricco industriale milanese che frequentava l’Isola durante le battute di caccia. Nel 1948 Pietro Saronio acquista Surigheddu con l’idea di darle una seconda vita e allo stesso tempo utilizzarla come sua riserva di caccia. Da qui in poi l’azienda fa parte della neonata Compagnia Agricola Italiana, con sede legale a Sassari, e viene nominato direttore il signor Mario Patta. Quest’ultimo rivoluziona Surigheddu e la fa diventare un’azienda orientata soprattutto all’allevamento. I terreni vengono bonificati, gli edifici rimessi a nuovo, e Surigheddu diventa un modello di produttività. Nel 1956 l’azienda vince il primo premio a livello nazionale per la produttività. Seguono altri premi e altri successi. Tra il 1968 e il 1970 iniziano i lavori per il lago collinare, fondamentale per combattere i mesi di siccità. L’azienda, tra varie acquisizioni, arriva a superare i 900 ettari di estensione. Nel 1968 però muore Pietro Saronio e si riduce la figura di Patta. Sono anni di passaggi di proprietà e confusione. Il declino si avvicina. Surigheddu viene unita alla tenuta di Mamutanas e messa in vendita: insieme le due aziende hanno un’estensione di 1321 ettari. Il complesso viene acquistato dal principe siciliano Fugaldi. Ma i grandi lavori previsti hanno costi troppo alti: si accumulano debiti, la produzione che si ferma, seguono procedimenti giudiziari. Per Surigheddu la fine non arriva ufficialmente, ma viene lentamente abbandonata e nel 1982 è ormai considerata una semplice zona di pascolo per i pastori che portano le greggi dall’interno dell’Isola. Dal 1986 Surigheddu diventa proprietà della Regione Sardegna. Negli ultimi vent’anni sono tante le proposte di sviluppo, recupero o trasformazione dell’area, ma nulla di concreto è stato fatto. Attualmente l’ex cooperativa di Surigheddu è utilizzata da un privato come ricovero per il bestiame. E’ facile cedere alla tentazione di vedere in Surigheddu un’utopia destinata a fallire, un progetto dal futuro mancato. Tentazione facile, per cui non cederemo. E’ più realistico pensare che le cose abbiano semplicemente un inizio e un compimento: Surigheddu ha avuto il suo quasi secolo di vita e ora semplicemente non esiste più.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_agricola_italiana

Fortunatamente nel 2001 è stato attivato presso l’ex-azienda il Centro per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità vegetale dell’Università di Sassari impegnato nella tutela della biodiversità ed agrobiodiversità vegetale nel territorio; il centro è finanziato dalla Regione Sardegna e con fondi comunitari FEOGA.

Questo è un articolo del 13 giugno 2013 apparso su La Nuova Sardegna

http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2013/06/13/news/surigheddu-e-mamuntanas-al-comune-1.7253644

ALGHERO. Nel maggio del 1995, l’assessore all’agricoltura dell’epoca era Gesuino Muledda, le aziende agrarie di Surigheddu e Mamuntanas vennero confluite al Monte Pascoli di proprietà regionale e nella delibera si pose in evidenza ll loro rilancio e utilizzo a fini produttivi. Dopo 18 anni i 1.250 ettari ubicati nel territorio di Alghero si trovano nella stessa condizione di quel maggio del 1995, rilancio e produzione si sono manifestati un clamoroso bluff, uno dei tanti intorno ai quali ruota la politica regionale. In questi 18 anni si sono manifestate intorno alle due aziende ipotesi di ogni genere, dalla parcellizzazione dei terreni, all’affidamento in concessione, fu pensato perfino un progetto complessivo per il loro rilancio che l’allora presidente della Regione Renato Soru affidò a un autorevole professionista del settore. Ma non è successo niente. Ma ora c’è un fatto nuovo. Undici consiglieri regionali con appartenenze politiche diverse e perfino opposte, hanno presentato una mozione consiliare nella quale chiedono al presidente Cappellacci di avviare tutte le procedure tecnico amministrative per il trasferimento dei terreni al Comune di Alghero. I consiglieri regionali firmatari della mozione sono Efisio Planetta, Mario Bruno, Pietrino Fois, Carlo Sechi, Daniele Cocco, Luigi Lotto, Valerio Meloni, Christian Solinas, Giacomo Sanna, Angelo Stochino e Claudia Zuncheddu. Nella mozione si fa esplicito riferimento a una condizione vincolante: l’utilizzo delle tenute a uso agro produttivo e turistico sociale. Ora la mozione dovrà andare in consiglio regionale e successivamente nella quinta commissione che ne ha competenza. Tra le tante motivazioni oggetto dell’intervento viene evidenziata quella riguardante la maggiora capacità dell’ente locale, nel caso il Comune di Alghero, di muoversi con una azione mirata per il rilancio potendo contare sul supporto finanziario della Regione e sulle competenze scientifiche dell’università di Sassari. A proposito di supporto finanziario da segnalare che la mozione prevede anche, per il primo anno di gestione da parte del Comune di Alghero, l’assegnazione di un finanziamento di 10 milioni di euro. Nella fase operativa si potrà inoltre fare ricorso ai fondi statali del Cipe e a quelli europei destinati al rilancio delle attività produttive in agricoltura. Se l’iniziativa degli undici consiglieri regionali troverà accoglienza in giunta e nell’assemblea di via Roma a Cagliari, non è azzardato ipotizzare nell’utilizzo delle due aziende agricole un’azione di rilancio dell’economia dell’intero territorio con innegabili ricadute favorevoli per l’occupazione.

Questo è un articolo del 6 dicembre 2014 di Algheroeco

http://www.algheroeco.com/trasferimento-campo-rom-tedde-sfuma-riqualificazione-surigheddu-mamuntanas/

Lo scorso 3 dicembre è stata presentata dal Vice Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Marco Tedde, una mozione che impegna il Presidente Pigliaru ad avviare in tempi brevi il progetto di recupero e valorizzazione del complesso aziendale di Surigheddu-Mamuntanas secondo le linee guida contenute in un importante studio predisposto nel 2009 dall’Agenzia Laore in collaborazione con l’Amministrazione di Centro –Destra.“Il progetto – spiega il Consigliere di Forza Italia – è ancora attuale ed attuabile e prevede la realizzazione di un area turistica costituita da due strutture alberghiere a 4 e 5 stelle per complessivi 600 posti letto e piccoli “resort” che dovrebbero consumare solo produzioni aziendali, campo da golf a 18 buche, strutture per il turismo equestre, per trekking, mountain bike, canottaggio, calcio, tennis e piscine, con aree dedicate all’allevamento del cervo sardo e di bovini, ovicaprini e suini, oliveti, produzioni orticole, cerealicolo foraggiere e zootecniche con un investimento complessivo di circa 55 milioni di euro e previsione di circa 300 occupati”. Preoccupazione è stata espressa dall’On. Tedde per la decisione dell’Amministrazione Bruno di trasferire a Mamuntanas il nuovo Campo Rom. “Una decisione – dichiara – che vanifica l’impegno per riportare al suo antico splendore il complesso di Surigheddu-Mamuntanas e farne il volano dell’occupazione e dell’economia algherese”. “Una strategia miope – prosegue l’ex Sindaco di Alghero – che in un colpo solo continua nella ghettizzazione dei Rom, anziché integrarli, e squalificherà degradandola l’area di Surigheddu-Mamuntanas alla stessa stregua di ciò che è accaduto per l’Arenosu.”

 

http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/22877/pigliaru-e-bruno-rilanciare-la-tenuta-agricola-di-surigheddu.html

Il presidente della Regione Francesco Pigliaru e il Sindaco di Alghero Mario Bruno, insieme all’assessore regionale dell’Agricoltura Elisabetta Falchi, accompagnati dalla Giunta comunale e alcuni amministratori del territorio, si sono recati giovedì sera, in agro di Alghero, nell’ex tenuta agricola di Surigheddu, che ha una lunga storia di azienda agricola modello. Buona parte degli oltre 1200 ettari di proprietà regionale sono occupati abusivamante dagli anni ’80. “Si tratta di un bene importantissimo e strategico di proprietà pubblica che per troppo tempo è stato imperdonabilmente trascurato” hanno sottolineato i due amministratori decisi a riprendere in mano un progetto di sviluppo agricolo e turistico che abbia concrete ricadute economiche sull’intero territorio.
La presidenza della Regione aprirà un tavolo di confronto interassessoriale coinvolgendo il Comune nella scelta strategica di rilancio. Dopo la morte del 
cavaliere Perussia nel 1913 a causa di un’emorragia cerebrale, si preferì la formula dei patti agrari di mezzadria fra Cooperativa e lavoratori, abbandonando l’originaria formulazione societaria, mentre importanti infrastrutture per il futuro dell’azienda, come un biforcazione ferroviaria da Molafà a Tissi (SS), si fecero attendere invano. Nel secondo dopoguerra si raggiunse il massimo storico di 600 addetti (in certi periodi affiancati anche da pastori albanesi) e la Cooperativa venne ceduta all’industriale farmaceutico Pietro Saronio, desideroso di diversificare i suoi investimenti, metterli al riparo dai pericoli di un’invasione sovietica e costituire una riserva di caccia nella zona. Nel 1950 si trasferì la sede a Sassari e nel1953 venne nominato direttore Mario Patta, uomo di fiducia di Saronio, che moltiplicò la produttività orientandosi prevalentemente all’allevamento; nel 1956 arrivò il premio nazionale per la Produttività, nel 1958 il premio regionale per la Migliore sistemazione idraulica e la Spiga d’oro sempre per la produttività di grano duro e grano da seme. Si arrivò ad una superficie di 940 ettari, 320 capi di bestiame ed alla realizzazione di un lago collinare dalla capacità di tre milioni di metri cubi d’acqua. A causa di problemi familiari, la tenuta venne nuovamente ceduta nel 1975 al principe Fugaldi, che la unì alla tenuta Mamuntanas di ulteriori 327 ettari per un totale di 1321. Tuttavia l’indebitamento per i nuovi lavori provocò il graduale abbandono della produzione, l’abbandono totale a pascolo nel 1982 e nel 1986 la cessione fallimentare agli enti della Regione Sardegna.

Questo è un articolo del 12 febbraio 2016 di La Nuova Sardegna

http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2016/02/12/news/alghero-un-bando-europeo-per-surigheddu-e-mamuntanas-1.12945472

ALGHERO. Un bando internazionale per l’assegnazione di Surigheddu e Mamuntanas, le due aziende agrarie alla periferia della città, in stato di abbandono da oltre 30 anni. La clamorosa svolta nella gestione degli oltre milleduecento ettari di proprietà regionale acquisiti a suo tempo al Monte Pascoli dall’allora assessore regionale all’Agricoltura Gesuino Muledda, si è appresa recentemente a Sassari in occasione di una riunione della componente del Pd “Popolari e Riformisti” alla quale ha partecipato l’assessore regionale agli enti locali Cristiano Erriu che si è incontrato, a margine del vertice, con una delegazione del Pd di Alghero, tra i quali il consigliere Enrico Daga, e una rappresentanza di esponenti dei comitati di borgata della Nurra algherese.

Erriu ha annunciato importanti e sostanziali novità in materia di sviluppo delle aree rurali che verranno inserite direttamente nel disegno di legge urbanistica che sarà esaminato dal consiglio regionale. A questo proposito è lo stesso Partito democratico catalano che segnala di una mozione presentata alla assemblea civica algherese, approvata con voto unanime, riguardante proprio la valorizzazione del vasto territorio a Nord della città, uno dei simboli della storica riforma agraria ma anche una delle aree che più ha necessità di interventi normativi urbanistici e strutturali per poter far esplodere tutto il suo potenziale produttivo ed economico. Il Pd cittadino segnala che durante l’incontro si è affrontato il tema della riqualificazione degli immobili strategici della bonifica e dell’imminente presentazione del bando internazionale per la rinascita di Surigheddu e Mamuntanas. Vale la pena ricordare che la mozione unanime del consiglio comunale algherese si era espressa per quanto riguarda il futuro delle due aziende agrarie su precise direttrici di marcia: l’utilizzo agrozootecnico, quello ricettivo turistico alberghiero e quello sportivo con particolare riferimento alla pratica del golf. L’informazione dell’assessore Erriu sulla ormai imminente azione amministrativa regionale è stata accolta con molta soddisfazione dalla delegazione Pd algherese. «Un sogno che si avvera – dicono in via Mazzini – ma soprattutto si potrà procedere al recupero e al ritorno all’attività produttiva di una delle aree più fertili dell’intera Sardegna e al suo sviluppo anche in veste turistico ricettiva e sportiva». L’annuncio del bando internazionale per Surigheddu e Mamuntanas dovrebbe essere dato dallo stesso Erriu nel corso di una conferenza che dovrebbe tenersi proprio in una delle aziende agrarie. Tra le ipotesi di utilizzo va ricordato che la piana di Mamuntanas si presenta particolarmente adatta per la produzione agricola. Indicazione peraltro già sostenuta in passato da progetti, sempre regionali, per la messa a dimora di colture vinicole, ortofrutticole, e olivicoltura. Per quanto attiene il consumo di frutta e verdura nell’isola va ricordato che gli approvvigionamenti giungono in larghissima misura da altri contesti produttivi, dalla Spagna in particolare. Un vero e proprio progetto generale sul futuro produttivo delle aziende era stato commissionato anche da Renato Soru quando era presidente della Regione.

Questo è un articolo più recente, del 7 marzo 2016 di La Nuova Sardegna

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2016/03/07/news/la-regione-vuole-vendere-surigheddu-e-mamuntanas-1.13085839

ALGHERO. Per le aziende agricole di Surigheddu e Mamuntanas la Regione sembra fare sul serio. Nei giorni scorsi l’esecutivo presieduto da Francesco Pigliaru ha deciso di avviare una indagine di mercato per avere un quadro conoscitivo approfondito in previsione della vendita delle due tenute alla periferia di Alghero.

Si tratta di circa 1300 ettari considerati tra i terreni più fertili dell’intera Sardegna, in stato di abbandono da oltre 30 anni quando i beni vennero acquisiti al Monte Pascoli diventando così di proprietà della Regione. Il provvedimento fa esplicito riferimento a un’intesa istituzionale sottoscritta nel 2007 dall’allora presidente della Regione Renato Soru con i riferimenti del territorio, la presidente della Provincia, Alessandra Giudici, il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, e il sindaco di Alghero, Marco Tedde. Presente all’accordo l’Agenzia Laore che aveva presentato un suo progetto, concordato con il Comune, attraverso il quale si rilanciava l’attività agricole, con specifici programmi colturali, compresa la zootenia, con la previsione di realizzazione anche un polo turistico di eccellenza allo scopo di integrare le produzioni dell’agro alimentare con lo sport, il benessere. Una filiera mista capace di costituire una base di rilancio socio economico dell’intero territorio del Nord Ovest della Sardegna. Ma soprattutto di togliere dalla condizione di abbandono le due tenute pubbliche le cui capacità produttive sono indubbiamente in grado di creare condizioni di economia e occupazione. Un progetto ambizioso che fece nascere aspettative nella vasta area del sassarese. Ma quel progetto restò sulla carta, cambiarono gli scenari politici e, come spesso avviene, l’iniziativa non venne neanche avviata verso una fase operativa. Ora dopo circa 9 anni da quell’accordo istituzionale, la giunta Pigliaru ha deciso di dare gambe a quel progetto e ne ha rispolverato quei contenuti che, allora, vennero condivisi unanimamente, riavviando la procedura con una indagine di mercato che porterà alla alienazione di Surigheddu e Mamunatanas. Interpellato sulla decisione dell’esecutivo regionale a proposito delle due aziende agrarie, il consigliere regionale Marco Tedde, che ai tempi dell’accordo ricopriva la carica di sindaco di Alghero, ha dichiarato: «Spero che il provvedimento della Giunta di Pigliaru guardi con attenzione quel progetto che fu oggetto di un accordo istituzionale. Un progetto che oltre a cospicui investimenti avrebbe provocato ricadute occupazionali almeno per un paio di centinaia di unità che oggi, vista la situazione complessiva, costituiscono un bene estremamente prezioso».

E per ultima la conferenza stampa del 9 marzo 2016 della Regione Sardegna

http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=303252&v=2&c=3696&t=1

ALGHERO, 9 MARZO 2016 – “In un passato lontano queste sono state terre bellissime, in grado di offrire una produzione agricola e agroalimentare di eccellenza. Poi sono state abbandonate per decenni, rese improduttive da una politica incapace di favorire lo sviluppo. Ma oggi per Surigheddu e Mamuntanas inizia una nuova storia”. Lo ha detto il presidente Francesco Pigliaru in apertura della conferenza stampa in cui, questa mattina a Surigheddu, è stato presentato l’avviso esplorativo pubblicato dalla Regione per verificare l’interesse di aziende regionali, nazionali e internazionali all’acquisto dell’area, che dovrà “ritrovare la sua vocazione agricola e agroalimentare, per produzioni di alta qualità in grado di farsi valere nei mercati”, ha detto Pigliaru nel corso della conferenza stampa cui hanno preso parte gli assessori dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, e degli Enti locali, Cristiano Erriu, il rettore dell’Università di Sassari, Massimo Carpinelli, e i sindaci di Alghero e Sassari, Mario Bruno e Nicola Sanna.

“Sessant’anni fa a Surigheddu e Mamuntanas lavoravano centinaia di persone, poi il nulla”, ha spiegato il presidente Pigliaru. “Sbloccare questa situazione inaccettabile assume anche un grande valore simbolico. Vogliamo che queste aziende tornino ad essere quello per cui sono nate, che possano di nuovo creare benessere attraverso una agricoltura ricca e produttiva. Per riuscirci abbiamo bisogno di imprenditori seri, capaci di rilanciare questo territorio cogliendone le potenzialità e rispettandone la vocazione”.

Dopo trent’anni esatti dall’acquisto, infatti, la Giunta Pigliaru ha deciso di mettere la parola fine a una delle più clamorose incompiute della Regione e procedere alla vendita, ai fini della valorizzazione, di quella che nel secolo scorso è stata una grande azienda produttiva alle porte di Alghero. L’area di circa 1.200 ettari di grande bellezza, nel Comune di Alghero in località Surigheddu (lungo la S.S. 127 bis) e Mamuntanas (S.P. 42), è un compendio agricolo di grande valore paesaggistico e produttivo in cui insistono grandi potenzialità date dalle biodiversità e tipicità agroalimentari della Nurra e del Nord Sardegna. Il 1° marzo scorso l’Assessorato regionale degli Enti locali ha pubblicato l’avviso esplorativo cui seguirà la vendita dei terreni e delle strutture con un Bando che avrà diffusione internazionale.

L’assessore degli Enti locali, Cristiano Erriu, ha sottolineato che “le aziende di Surigheddu e Mamuntanas hanno un’eccezionale rilevanza sociale, economica, ambientale e paesaggistica. L’intenzione della Regione è quella di riattivare le procedure per metterle a reddito e tornare ai fasti di un tempo, perché possano produrre lavoro e ricchezza per il territorio. Siamo alla ricerca di partner privati in grado di farsi carico di queste realtà di grandi dimensioni. Noi diciamo che queste aziende devono rimanere unite perché si tratta di un’unica, grande realtà di 1.200 ettari con grandi potenzialità per le finalità produttive e la possibilità di attivare azioni sinergiche per la multifunzionalità, ad esempio con una rotazione d’uso di terreni e immobili, anche con finalità turistico-ricettive. Ecco perché credo che i privati debbano guardare a questa opportunità con grande attenzione”.

“Il territorio di Surigheddu e Mamuntanas – ha spiegato l’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi – è una realtà che offre eccezionali opportunità dal punto di vista produttivo, con diverse tipologie di terreni che possono essere destinate a orticoltura, viticoltura e olivicoltura. Non c’è un momento migliore di questo per avviare un’attività esplorativa come quella partita lo scorso 1° marzo. Le imprese infatti oggi possono cogliere le opportunità che arrivano dai prossimi bandi del PSR, coi quali vogliamo rilanciare la nostra agricoltura in termini di qualità e di produzione sostenibile. La presenza dell’Università di Sassari è un bel segnale di collaborazione a tutto campo e potrebbe fornire il supporto nella realizzazione di un ottimo progetto d’impresa anche sotto il profilo dell’innovazione. Ci stiamo impegnando perché queste terre incolte da troppi anni possano tornare produttive, per creare occupazione e prodotti di qualità del settore agroalimentare da esportare in tutto il mondo”.

Con oltre il 70% delle superfici, Surigheddu e Mamuntanas si estendono su un’area prevalentemente pianeggiante. Nella parte meridionale di Surigheddu si trova un bacino artificiale con una capacità fino a 2,5 milioni di metri cubi d’acqua. L’area oggi non è coltivata, a eccezione della porzione assegnata all’Università di Sassari (55 ettari), mentre la restante superficie è utilizzata senza titolo come pascolo estensivo da quattro aziende agropastorali con circa 400 capi ovini complessivi e alcune decine di bovini. È presente un oliveto in stato di abbandono, di circa 40 ettari. Sono inoltre presenti numerosi fabbricati rurali, in passato al servizio delle due aziende: abitazioni, servizi, ricovero bestiame, mezzi e attrezzature agricole, oggi in stato di degrado. I più antichi risalgono ai primi anni del ‘900 mentre i più recenti, tre stalle per vitelli da circa 3.000 mq, sono del 1979. A Surigheddu sono presenti 19 edifici e tettoie (circa 12.800 mq di superficie) e 5 silos per cereali; a Mamuntanas 22 edifici (circa 5.400 mq) e tre silos.

 

 

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